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Chiedimi perdono per come sono perché è così che mi hai voluto tu.

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Perciò io maledico il modo in cui sono fatto, il mio modo di morire sano e salvo dove m'attacco.

Chiedimi perdono, per come sono perché è così che mi hai voluto tu! Prendimi per il collo,  prendimi per mano che non mi trovo più...

Ditele che l'ho perduta quando l'ho capita, ditele che la perdono per averla tradita.


Framing

Una presenza ingombrante. Occhi azzurri incorniciati da bambolina russa. Un silenzio che genera silenzio. E una presenza di cui l'assenza fa paura. La distanza crea distanza. Fermo, con lo sguardo fermo che deforma il soffitto.
arcadio | 11/06/2008 20:26 | Permalink | commenti (4) (pop-up) | autobiografico


Come una spirale


Seduto in riva al fiume. Fumo una sigaretta prima che la corrente la trascini via. Mi fermo a guardare il verde illuminato dal sole. Poi lo attraverso, e le scarpe sono bagnate. L'acqua è sporca. E fa rumore. Fa il rumore dell'acqua che cade e che non si può arrestare. Sono vestito di tutto punto, mentre la gente prova a sfoggiare costumi di stagione nuova. Perdo i miei pensieri. E il tempo sembra immobile e beffardo. Come una spirale. Due uomini osservano una giovane ragazza. Le vite si muovono avanti e indietro. Corrono e non ti incuriosiscono. Guardo i sassi intorno a me. Sono ricoperto dal fumo del mattino. Amaro, come una spirale.
arcadio | 23/05/2008 13:19 | Permalink | commenti (4) (pop-up) | autobiografico


Li ha piegati con la sua violenza

Mi trovo a correre su quella sabbia morbida, bagnata. Mio padre sembra non accorgersi dei miei spostamenti. Scandaglia la spiaggia cercando conchiglie che conserverà e catalogherà scrupolosamente. Io ho le scarpe impregnate d'acqua salata, e lui si prende gioco di me, stringendo quei suoi pezzi da collezione tra le mani. Mi mostra soddisfatto la più grande. Poi la infila in tasca, insieme con le altre. Ha le tasche piene di conchiglie e abbozza un sorriso quando lo invito a seguirmi. Mi raggiunge continuando a parlare e mi guarda con curiosità. Si diverte. Il vento ha modellato gli alberi. Li ha piegati con la sua violenza. Con la sua costanza.

E allora riorganizzo tutti gli elementi che ho a disposizione per definire un piano di ripresa. La situazione generale é cambiata ma noi siamo rimasti gli stessi. Bisogna prenderne atto, abituarsi, adattarsi, chiudere gli occhi e pensare che non stia succedendo nulla, se necessario. Mancano pochi giorni al mio ritorno e non ho in pugno nessuna soluzione. Ho solo una speranza. Una speranza enorme.

La spiaggia é deserta come in un pomeriggio di fine dicembre. Due corpi che corrono in direzioni opposte. Poi s'incontrano, e si separano ancora. Scrivi qualcosa sull'acqua. Disegni due corpi, che si nascondono e che si ritrovano. Poi scompaiono. Te la prendi con me e con le mie reticenze. Mi guardi e quasi mi vorresti uccidere. Comincia a far fresco. Raccogliamo tutto e andiamo via. La pioggia, a breve, bagnerà le nostre teste. L'indifferenza e la vergogna, mesi dopo, cancelleranno quella spensieratezza.

Mi chiedo dove sia finita la Regina del Regno dell'Est. Ho tra le mani un vecchio quaderno d'appunti. Tre diversi profili d'un Luigi che sarebbe divenuto un tormentone. Souvlaki e Ghemistà sullo sfondo. Qualche caricatura. Monologhi e scambi culturali. E non é solo una data a sorprendermi adesso, quanto piuttosto l'evoluzione lineare d'un rapporto mai in difficoltà. Dove siamo finiti, Regina! E come è stato possibile arrivare fin qui!
arcadio | 18/04/2008 00:47 | Permalink | commenti (11) (pop-up) | autobiografico


E' la neve di primavera dagli alberi in fiore


Lasci la casa nel cuore della notte. E mentre sfiori le pagine gialle su un letto disfatto la luce si fa fioca e complice. Mi dispiace, ripeti. Mi guardo intorno e non comprendo la velocità, la fretta. Dormi su un tappeto colorato priva d'anticorpi a quel fiume emotivo. Come siamo costretti in una simbiosi senza libertà! I capelli sporchi e quell'aria tra il felice e lo spaventato. E gli occhi che scintillano di una inutile follia. E che brillano, tra le parole e i ricordi. Il mio sorriso mi intristisce e mi spaventa. Mi infastidisce. La luce adesso attutisce i rumori, le sensazioni, le paure. Mi rifugio tra il piumone e la mia distrazione. Sudo. Sembra che il silenzio non lo abbia mai conosciuto. Quel silenzio accecante, assordante, che quasi fa male. Un giocattolo, forse un animale. Pat. Pat. Pat. Forse i fuochi sono dentro di me. Pat. Pat. Pat. Forse quella parete si tingerà di rosso a più riprese. Fotografo un tramonto sul fiume mentre mi tieni per mano. E' la neve di primavera dagli alberi in fiore. Mi fermo e ti vedo fuggire lontano. Non succederà più. Che possa assordarmi il silenzio che sto cercando! Che possa assordare con la ricerca d'una sola convinzione! Tienimi per mano, per favore. L'autostrada si fa vuota, come una corsa per non crollarti addosso. Ho freddo, qui fuori. Fumo una sigaretta nel mio cantuccio buio. Quattro giovani eritrei scambiano battute inanimate. Ne fumo un'altra. Osservo quella gente che cena silenziosa. Coppie di giovani coppie senza un presente. Sembra che nessuno mi stia notando, tranne lui, che mi fissa con la sua aria triste costruendo l'ennesima storia sbagliata. Rumore di metallo sul pavimento. Piango colpendo il materasso. Ancora metallo, gli occhi sgranati, il tempo che non passa mai. Mi chiedo cosa passi per la testa a quella ragazza che mi siede di fronte. Si guarda intorno, con il suo anello evidente. Offro una sigaretta per ascoltarmi, per sentire cos'ho da dire. Non ci vedremo più, lo sai. Riempiti di me allora, e sputa fuori quel che credi sia opportuno. Quell'accento senza correzioni si spinge oltre e prosegue il suo cammino. Adesso la musica stordisce anche me che attendo e tremo. E quella puzza penetra le fessure, penetra i corpi, penetra la mia notte insonne. Stringimi forte, te lo chiedo per favore.
arcadio | 07/04/2008 16:22 | Permalink | commenti (7) (pop-up) | autobiografico


E ho giocato a nascondermi e a farmi trovare

Sette uomini in nero a produrre musica e parole. Il mio sguardo é rivolto verso il basso, sui cappelli scuri e sul palco illuminato. Chiudo gli occhi per un attimo. Guardo alla corsa e alla premura. A lei che mi mi segue veloce, con quei suoi occhi grandi e quella sua enorme curiosità. Le note mi arrivano lente, ovattate. Mi arrivano malinconiche. La gente nel frattempo applaude divertita, canta a gran voce e sbatte forte i piedi sul parquet. Penso che nulla in quel momento mi appartenga. Riguardo lei e il suo interesse per quel teatro semi-vuoto. La vedo scattare qualche foto, più per noia che per divertimento. E il suo sorriso mi appare più spento, infinitamente più lontano. Paradossalmente irraggiungibile. Due giovani confabulano al secondo ordine di palchi. Poi guardano nella mia direzione. Ricambio lo sguardo senza alcun interesse.
arcadio | 02/04/2008 18:11 | Permalink | commenti (3) (pop-up) | autobiografico


Nulla da perdere

Le scarpe slacciate e due sagome sulla porta. Occhi chiari che provano a spiegare. Occhi scuri che non cercano spiegazioni. È un puzzle da ricomporre faticosamente. Una partita a scacchi da vincere e perdere. Ripercorro i ricordi, ricompongo i pezzi. Rileggo frasi sussurrate con lo sguardo e complici attenzioni mai svelate. Riconosco l’ingenuità, l’inconsapevolezza, le lacrime di chi crede di combattere una guerra. Mi sveglio con i pugni che fanno male. Perché fa male, fa molto male. Anche quando sorridi.

Sfoglio le pagine. Cerco quelle foto. Se dimenticare è difficile, cancellare diventa un peccato. È una rivisitazione che non lascia spazio ai colori di primavera. Il mare, e la natura greca. Penso allo spazio di un’inquadratura. All’angolo giusto, mentre sorridi della mia concentrazione. E questa strana scelta, infine. Come se nulla fosse stato. Come se di nulla si fosse discusso. Come se cancellare servisse a qualcosa, proprio in questo modo, proprio adesso, che è tutto così lontano.

arcadio | 11/03/2008 18:45 | Permalink | commenti (10) (pop-up) | autobiografico


E disordina i capelli

Affondo un piede nel fango, mentre cerco un passaggio tra i cespugli. L'autista mi guarda, con i suoi occhietti sporgenti e assonnati. Gli porgo la mia valigia. La sistema in modo ordinato e ne afferra subito un'altra. Grugnisce qualcosa, quando gli chiedo conferma della destinazione.

Mi segue con lo sguardo, trascinando il suo carrellino vuoto. Torno indietro di corsa per l’ultimo saluto. Fuori è buio, e piove. Mi domando se e quando rivedrò quegli occhi verdi. Non c’è futuro nel nostro presente, Claire, non ce ne sarà mai. Ripenso ai discorsi al Louvre, e poi ancora a quelli più recenti, sotto una palma che diventa familiare. Ti vedo zigzagare tra la gente, e corrermi incontro.

Guardo quelle ragazze con curiosità. Mi sembrano esaltate, più che allegre. Le due brasiliane non vestono come le altre, e osservano divertite la conversazione delle compagne. Due suore confabulano tra loro dietro occhialini tondi e pesanti.

Afferro la sua mano. L’auto avanza lenta nel traffico. Le nostre parole scivolano via calde e veloci.

Mi accorgo solo adesso d’un tramonto lontano dal mare. Due cani giocano sulla sabbia. E’ quel vento che spazza via le paure e disordina i capelli.

arcadio | 14/01/2008 21:11 | Permalink | commenti (12) (pop-up) | autobiografico


Vivamus mea Lesbia, atque amemus.

Sciolgo in bocca l'ennesima violetta. Fisso la strada, ormai ingoiata dalla nebbia. Il conducente si lamenta nervoso. Una deviazione ci trascina lontano.
- Signorautista, ma è il vetro appannato?
- No signorì, stavota no.

Custodisco il profumo. Lime. Febbre di luce colorata in una dimensione parallela. Sorrido. Sorridi.

E i colori delle bancarelle? La tua mano nella mia. E voci grosse. Uomini in bianco dal sorriso vizioso bivaccano all'angolo della strada. Rimango indietro, incuriosito.

Non c'è niente di cui provare vergogna. E niente di cui avere timore. Puoi rendermi felice, se lo desideri. Ma questo silenzio spegnerebbe qualunque entusiasmo. Non farti domande e non pretendere risposte. Il buonismo uccide. La paranoia anche. Ascolti una vecchia canzone che quasi avevi dimenticato.

Solo convinzione in quelle lacrime. Un desiderio da condividere.
arcadio | 06/01/2008 22:42 | Permalink | commenti (2) (pop-up) | autobiografico


Stidda d’amuri, stidda rilucenti

E' stato detto che quest'anno sembra non finire mai. E che riserva sorprese, fino alla fine.

Quanto rimane é l'immagine ferma di due persone, l'una di fronte all'altra, all'ombra d'un albero secolare. Una panchina lercia accanto a un tavolo improvvisato. E il silenzio, finalmente, tutto intorno.

Manca la testimonianza della risacca del mare, come pure d'una spiaggia deserta e grigia. Due signore di mezz'età raccolgono conchiglie con attenzione. Scandagliano la battigia con dovizia, si chinano e si risollevano senza guardare il mare. La pioggia, a breve, bagnerà le loro teste.

Un ombrello aperto - è buio - e le luminarie a ricordare che la festa è in corso.

Una suora di colore mi ascolta parlare a voce alta. Sento i suoi occhi insistenti su di me. Mi osservano curiosi e forse un po' seccati. Dubito che le sue calze possano ripararla dal freddo.

Maschero le mie paure dietro ragionamenti insensati. Ecco dov'eravamo rimasti: con un sorriso sulle labbra.
arcadio | 31/12/2007 14:58 | Permalink | commenti (2) (pop-up) | autobiografico


Una cosa tutta mia

Non poteva che essere così, Parma. Fredda, poco accogliente. Bella come non l'avevo mai conosciuta. Cadevano le foglie, come d'autunno. E il cielo era basso e pesante, quasi minaccioso. Inauguro una moleskine con le sensazioni di un ritorno a casa. La chiamo casa, non per caso, ma con convinzione. La stessa che mi ha spinto a credere che ne valesse la pena. Ero un turista ieri, con lo zaino sulle spalle e al fianco di gente nuova. Perchè nuova volevo che fosse, come nuova doveva tornare ad essere quella casa che tempo fa, neanche troppo, sentivo quasi mia.
arcadio | 03/12/2007 15:17 | Permalink | commenti (5) (pop-up) | autobiografico